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Molto spesso gli imprenditori/le imprenditrici detengono la loro impresa tramite una semplice Srl holding familiare con la quale incassano i dividendi dalla loro impresa (in esenzione per il 95%). A loro volta tali Srl investono i proventi dalla partecipazione in azioni di società quotate in borsa per le quali, se detenute da/per almeno un anno, vale la medesima esenzione al 95% sia per i capital gain che in ogni caso per i dividendi; di converso il dividendo viene tassato soltanto per il 5% (quindi con una tassazione effettiva dell’1,2%). Soltanto in caso di distribuzione al socio persona fisica alla fine si applica la ritenuta a titolo di imposta del 26%. Se le partecipazioni vengono detenute tramite una società di persone o un’impresa familiare, l’esenzione da imposte è attualmente rispettivamente al 60%, 50,28% o 41,86%.

Con queste modalità si è voluto evitare che il dividendo di una società, che ha già pagato le sue imposte, venga tassato due volte, soltanto perché le quote sono detenute tramite una società. In passato veniva riconosciuto un credito di imposta per le imposte già pagate, ma poi si è passati all’attuale sistema di esenzione.

La bozza di Legge Finanziaria 2026 contiene però una novità nell’ambito di cui sopra, perlomeno nel caso di detenzione di partecipazioni inferiori al 10%: in tale caso i dividendi sarebbero assoggettati a tassazione a tassazione piena, mentre resta l’esenzione al 95% per i capital gain (plusvalenze da cessione). Quindi, se la norma passerà nella versione attuale, i dividendi verrebbero tassati praticamente due volte al 24%; e se successivamente la società che detiene le partecipazioni distribuisce un dividendo al socio persona fisico si applicherà un’ulteriore tassa/ritenuta del 26%. Quindi, di un utile originariamente pari a 100 Euro ante-imposte, alla fine resterebbero al socio soltanto 42,74 Euro.

Tale novità ha sollevato forti critiche, secondo le quali una tale tassazione in Europa non esiste, perché solitamente viene perlomeno riconosciuto un credito di imposta o una ulteriore esenzione almeno parziale. L’argomento del governo invece sono gli 11 miliardi di Euro di maggiori entrate previste. Ed inoltre si sostiene che una imposizione siffatta è ammessa dalla normativa UE.

Resta il fatto che qualche novità ci sarà. Negli ultimi giorni peraltro sono circolate ipotesi in base alle quali la soglia verrebbe abbassata al 5%, oppure che la tassazione sarebbe vincolata ad un periodo minimo di detenzione (12 mesi). Si è parlato anche di escludere dalla tassazione le azioni quotate in mercati regolamentati.

In base alla lettera della norma le novità dovrebbero valere per i dividendi deliberati a partire dal prossimo 1° gennaio 2026. Ciò significa, al contrario, che i dividendi, la cui distribuzione viene deliberata entro l’anno 2025 corrente, sono soggetti alla “vecchia” normativa.

Come sempre, si tratta di ipotesi, in quanto la Finanziaria 2026 deve essere ancora discussa, emendata ed approvata per fine anno, per cui sono possibili modifiche prima dell’entrata in vigore.

Nel caso le suddette possibili novità abbiano effetti sulla vostra situazione o siano comunque di vostro interesse, vi invitiamo a contattarci per fare eventuali ragionamenti sul da farsi.

Siamo a vostra disposizione per eventuali chiarimenti. 

Cordiali saluti,
Dott. Comm. Josef Vieider
 

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